Nemesi orchesca

In tutte le città , da quelle splendide con imponenti mura turrite, a quelle squallide, povere, prive di fortificazioni, è possibile trovare una piazza, un quartiere o un semplice vicolo, evitato dalla gente perbene e bollato come zona malfamata. E' lì che si annidano gli strati più bassi e depravati della società.
Ed è lì che ogni viandante, a ben cercare, troverà "Il Trogolo del Guerriero", una delle tante taverne della leggendaria e omonima catena di ristorazione di bassissimo ordine, famigerata per la pessima qualità del servizio, ma rinomata per l'ottima birra di contrabbando.
Abituale frequentatore del posto, Haldor II, seduto sul sordido pavimento, con un boccale di legno vuoto in mano, boccheggiava per il fumo tossico e maleodorante che aleggiava nel locale.
Era un vero spettacolo vedere quel poderoso guerriero umano, alto più di 2 metri, strisciare da un tavolo all'altro per mendicare un altro sorso di birra, tra un rantolo e una bestemmia agli Dei …
" Oste! Butta fuori questo animale! Non ci tieni al buon nome del locale? " sbottò infine un tagliagole.
" Oste! Fai qualcosa! Si sta scolando le mie pozioni, e NON GLI FANNO NULLA! " , sbraitò un negromante ricercato come avvelenatore, " Oh no! NOOO! Ha rimesso! Porc … proprio nella mia zuppa …"
Haldor rotolò gemente verso un altro tavolo.
" Oste! Oste! Questo qui mi ha preso la gamba! " urlò spaventato un mercenario mezzorco.
" Birra… Birra… Scura e schiumosa …" implorava Haldor con sguardo bovino e voce melliflua …
" Ma insomma oste! Questo è ubriaco fradicio! " , inveì un nano barbuto, " Ha tentato di alzarsi, ma è caduto sul mio tavolo e L'HA ROTTO! Guarda che macello! Ed ora sta mangiando i MIEI cosciotti di pollo sparsi sul pavimento! ".
" Va bene! Va bene! Sto venendo…."
La voce garrula dell'oste cinguettò nella sala, tranquillizzando tutti .
Era un ometto tranquillo, col viso paffuto e rubicondo; non era affatto robusto, ma nonostante ciò sapeva come calmare quel bisonte in preda ai fumi dell'alcool. Se malauguratamente ci avesse provato qualcun altro, Haldor avrebbe di certo scatenato una rissa di proporzioni epiche… e, a tarda sera , della taverna sarebbe rimasta solo l'insegna.
A quel punto il povero oste Olden , ormai disoccupato , non avrebbe più potuto far credito ad Haldor, né servirgli quei colmi boccali di birra scura … ed Haldor avrebbe passato la vita a cercare gli avventori che ' lo avevano ubriacato e costretto alla rissa ' per scuoiarli vivi.
" Sù Haldor, vieni con me …" disse l'oste, dirigendosi verso il tavolo libero più lontano ed ostentando, lungo il tragitto , un bel boccale di birra scura, schiumosa e frizzante.
' Come il mulo segue la carota, Haldor segue la birra ' recita un vecchio proverbio, diffuso tra gli osti della catena di taverne "Il Trogolo del Guerriero". E in quell'occasione cadeva proprio a pennello.
Caracollando tra un tavolo e l'altro, seguendo la scia dell'odore di birra fresca rimasta nell'aria, Haldor raggiunse Olden. A fatica riuscì a sedersi su un robusto scranno di quercia nera , dopo di che posò le braccia e la testa sul tavolo.
Olden non lo aveva mai visto in uno stato così pietoso. Sì, ogni tanto si ubriacava e finiva ronfante sotto un tavolo, ma adesso aveva addirittura scambiato delle pozioni per birra e mendicato un sorso da un mezzorco!
Doveva essergli capitato qualcosa di grave.
Olden decise di aiutarlo: dopo tutto Haldor era sempre il suo miglior cliente …
Ordinò alla moglie di preparare mezzo litro del suo famoso caffè nero 'Resuscitamorti' e , diede una piccola gomitata allo stomaco del guerriero, per accertarsi che fosse ancora in grado di parlare. Partì un'imprecazione stentorea, che fece impallidire l'avventore più empio: sì, il buon Haldor sembrava ancora lucido …
" Svelta moglie! Prima rinsavisce, prima potrà pagare il conto! "
Al sentire la parola 'conto' , l'irsuta ostessa, seduta al bancone a fumare, si precipitò in cucina.
Per Olden non fu molto difficile far sfogare Haldor, visto che l'alcool dei 10 boccali di birra scolati lo aveva reso piuttosto loquace…
" E' iniziato tutto tre giorni fa " , proferì Haldor , deglutendo più volte.
" Avevo appena terminato la consueta strage di Troll insieme ai miei due compagni: il bieco Salogel l'Elfo e l'astruso Panphutt il mago. Tutto sommato era andata bene: eravamo carichi di teste di Troll , che qui in città valgono 5 monete d'oro l'una. Ma la cosa strana è che, nelle tane di qui bestioni , non c'era nessun tesoro! Inoltre avevamo scoperto una dozzina di piccole orme, che partivano dall'interno delle caverne dei Troll e che sembravano dirette verso un boschetto poco distante …
< Orchetti ! > sentenziò il mago.
< Luridi orchetti con la faccia da porco ! > precisò il nobile elfo.
< Orchetti ? Dove sono ? > gridai sguainando la mia spada.
< Buono Haldor, non ho detto che ci sono orchi qui… Parlavamo di quelle impronte! >
Fissai attentamente prima le minuscole orme e poi gli enormi corpi dei Troll decapitati.
< Ho capito perché dite che quelle non sono tracce di Troll ! > , esclamai trionfante ai miei compagni ,
< LE AVETE CONTATE ! I Troll che abbiamo ucciso erano 7, mentre queste orme saranno certamente di più ! >
Lo sguardo severo dei miei amici non mi fece sentire apprezzato. Non mi piace che quei due facciano i gradassi solo perché sanno contare più velocemente di me … "
" < -sic!- >" deglutì l'oste.
" Facemmo il punto della situazione: Salogel aveva una tibia spezzata, e camminava zoppicando appoggiandosi alla sua lunga spada. Panphutt aveva perso per due settimane tutti i suoi poteri, a causa di un fallimento nell'ultimo lancio d'incantesimi. Io, però, avevo ancora le mie due liste di magia …. "
" Magia ? Tu puoi lanciare incantesimi ? " lo interruppe l'oste.
" Certo! " , affermò il guerriero tronfiamente, " e MEGLIO DI UN MAGO! Le mie liste sono uniche, le conosco solo io! Non richiedono sforzi mentali, ma sono comunque faticose. Si chiamano MULOMANZIA e SCUDO UMANO , o almeno Panphutt le chiama così… "
" E come funzionano ? "
" MULOMANZIA funziona così: Salogel mi chiede di concentrarmi, di chiudere gli occhi e di mettere le braccia davanti a me. Poi sento una misteriosa forza, che trascina le mie braccia verso il basso. Quando apro gli occhi mi ritrovo in collo una marea di armi, pasti, tesori … E sono sempre oggetti trovati prima! A quel punto devo solo portarli a casa. Ad esempio, quel giorno, Salogel mi disse di lanciare questo incantesimo: bè, non ci crederai ma mi ritrovai in braccio l'intero sacco delle teste di Troll ! "
" E a che serve tutto ciò ? " chiese l'oste.
" Non lo so. E' un incantesimo faticoso, soprattutto quando devo portare tutta quella roba per miglia e miglia.
Però i miei compagni ne sono entusiasti, e quando giungiamo in città mi alleggeriscono subito del carico ! "
" Ah! Ah! Mi piacerebbe conoscerli, questi tuoi compagni " dichiarò il nano barbuto, che intanto si era avvicinato incuriosito dal racconto.
" E SCUDO UMANO ? " incalzò l'oste.
" Quella è più semplice, ma più dolorosa. Me l'ha insegnata il mago. Se c'è un tunnel stretto, con un mostro, una trappola o un pericolo qualsiasi, basta che mi metta davanti al gruppo gridando: <Ecco lo Scudo Umano !>"
" E funziona ? " azzardò l'oste, assai perplesso.
" Bè, i miei compagni dicono di sì. Alla fine, però, mi ritrovo sempre dolorante: o incornato da un mostro, o incastrato in una botola piena di lame, o infilzato da dardi avvelenati ! Loro però rimangono indenni."
" Ah! Ah! Ih! Ih! " , si sganasciò sguaiatamente il nano barbuto, piegandosi in due, con le mani sulla pancia e le lacrime agli occhi, " Il comico! Uh! Uh! Dovevi fare il comico! Ih! Ih! "
" Dai, continua il racconto ragazzo! " esortò imperiosamente il negromante dalle fluenti vesti nere.
A poco a poco tutti gli avventori si stavano avvicinando al tavolo di quel mastodontico e loquace ubriaco.
" Decidemmo di stanare gli orchetti. Avevano rubato il NOSTRO TESORO! Dovevano pagare… "
" Ma come? L'elfo non aveva una gamba rotta? E il mago, non aveva perso le sue magie? " interruppe il tagliagole.
"Sì, sì, ma per quattro orchetti non valeva la pena curarsi o aspettare! Salogel senza una gamba non poteva muoversi velocemente, ma era sempre in grado di tagliare in due chiunque gli si fosse parato davanti. Il mago, invece, si armò di un bastone. Diceva di avere così lo stesso attacco di un orchetto , ma di essere molto più intelligente. In quanto a me, ero solo un po' stanco, ma avevo sempre le mie due liste …"
" Le sue liste! Uh! Uh! Sentitelo! Le sue liste! Ih! Ih! " , si sbellicò ancora il nano, contorcendosi spasmodicamente …
"Basta! Oste! Caccia quel nano! Interrompe la poesia del racconto!" , sbottò il tagliagole imprecando.
Il nano si ficcò un fazzoletto in bocca e, singhiozzando, fece cenno di continuare.
" In passato avevamo già ucciso molti Orchi, e sapevamo che quelle orme erano dei più deboli: alti poco più di mezzo metro e pronti a scappare ad ogni occasione. Grazie all'acume del mago, riuscimmo a seguire facilmente le tracce attraverso il bosco e giungemmo in un radura. Di fronte a noi s'innalzava una collina priva di vegetazione, e le orme l'aggiravano. Al di là del colle spuntava un filo di fumo nero… Gli orchi stavano forse cuocendo qualcosa ?
< Il sole è coperto da uno spesso strato di nubi, per cui gli orchi potrebbero anche essere all'aperto > bisbigliò il mago.
< Magari, così li infilzo tutti a frecciate! > affermò Salogel, pregustando l'imminente strage con la bava alla bocca.
Salimmo furtivamente sulla collina, pronti ad attaccare di sorpresa gli orchi dall'alto …
Ma fummo noi ad essere colti di sorpresa! Dalla terra spuntarono fuori una dozzina d'orchetti armati di piccole sciabole e scudi : si erano abilmente nascosti dentro alcune buche, coprendosi con teli su cui erano cucite zolle di terra.
Io e Salogel sguainammo le nostre spade, mentre il mago cominciò a roteare urlando il suo bastone.
Normalmente sarebbe bastato questo a farli scappare, ma quei dodici orchetti CI ATTACCARONO ! E in maniera ordinata! Ci avevano circondato ed erano in superiorità numerica: 4 contro 1. I quattro che vennero contro di me mi attaccarono ai fianchi: uno di loro, alla mia destra, parava sempre con la sua sciabola, in modo da vanificare il mio attacco. Intanto il suo compagno mi colpiva liberamente , senza che potessi usare lo scudo, che dovevo riservare agli altri due sulla sinistra … "
" Una tattica astutissima! " , sentenziò il nano, "Noi nani l'adottiamo spesso in battaglia, ma non credevo che la conoscessero anche gli orchi. Quelli vivi, intendo"
" Il mago, privo si scudo, fu travolto al primo attacco. " , continuò Haldor , " I quattro orchetti lo buttarono a terra, lo disarmarono e cominciarono a zampettargli intorno, schernendolo e pigliandolo a calci. Salogel si ritrovò a fronteggiare l'orco più grosso, di certo il capo, mentre altri 3 orchetti lo colpivano a distanza usando delle piccole balestre…"
" Ecco il caffè 'Resuscitamorti' ! " annunciò a voce alta l'ostessa.
"No! Basta! Io qui ci impazzisco! Sempre interruzioni !" strillò il tagliagole , con le braccia al cielo.
" Già, e proprio sul più bello!" aggiunse il Mezzorco , che cominciava a trovare il racconto di suo gusto.
Qualche altro cliente protestò, ed Olden ne approfittò per far bere l'intruglio caldo a Haldor.
Haldor sembrava gradire molto quel liquido nero e fumante, più del previsto, e mentre beveva il suo volto diventava sempre più vermiglio … L'oste assaggiò il caffè e sbottò:
" Moglie! Questo caffe è corretto! Chi ti ha detto di metterci la grappa? Portalo via! "
"No, no, era buono …" protestò Haldor, prima di crollare sul tavolo privo di sensi…
"Non muovetevi! Indietro! Ci penso io! Ho una pozione che fa al caso nostro" , il negromante si avvicinò al guerriero e gli fece annusare qualche goccia di un liquido viola, dall'odore pungente. Haldor alzò la testa di scatto, strabuzzando gli occhi. Poi si calmò, riacquistò un colorito normale e , tra i sospiri di sollievo degli avventori, riprese a raccontare:
" Nonostante la sorpresa e la tattica usata dagli orchi, alla lunga avremmo comunque vinto noi. Salogel, incurante dei piccoli dardi piantati sulla sua schiena, riuscì a tagliare la testa al capo orco. Il mago, tra morsi e cazzotti, era riuscito a riprendersi il bastone e stava per rialzarsi in piedi per sfogare la sua ira. In quanto a me, gli orchetti erano riusciti a farmi solo qualche lieve ammaccatura … "
" E allora? Li avete infine macellati ? " s'intromise il nano.
" No, all'improvviso scapparono sparpagliandosi ! L'elfo imprecò, cercò inutilmente di inseguirne uno, ma la sua andatura zoppicante non glielo permise. Il mago cercò di salmodiare un incantesimo, poi imprecò ricordandosi che era privo dei suoi poteri. Io imprecai e basta. D'altra parte non sapevo chi inseguire: un orchetto fuggiva sopra il colle, un altro a destra, un altro a sinistra …
< Guardate! Si sono divisi, ma vanno tutti al di là del colle! > notò il mago.
< Per una volta hai ragione, mago! Inseguiamoli ! Andranno nella loro tana ! > urlò l'elfo, agitando la spada.
Salimmo sul colle, e
dall'alto vedemmo uno strano villaggio di casette semisferiche di tufo, con un solo buco in ognuna. La sparuta tribù si era annidata lì dentro. Raggiungemmo quelle strane e fragili costruzioni e ci rendemmo conto che erano tutte entrate di una caverna sotterranea. Il mago iniziò uno dei suoi soliti sermoni sul fare attenzione una volta entrati, e cose del genere, ma non ebbe molto successo: io non capii nulla, mentre l'elfo non sentì proprio, visto che si era già infilato in uno dei buchi … All'interno era tutto buio, ma il mago aveva provveduto a trasformare la punta del suo bastone in una torcia. Non avemmo nemmeno il tempo di guardarci attorno che subimmo un nuovo attacco a sorpresa ! Alcuni dardi sibilarono nell'aria e si piantarono sullo scudo di Salogel. Un altro dardo mi trapassò un piede, inchiodandomi a terra. Nel frattempo quattro orchetti si avventarono sul mago: uno spense la torcia con una secchiata di acqua gelida, gli altri lo pestarono di brutto. Ripiombati nel buio, ci sentimmo perduti. Ma sentii Salogel urlare:
< Maledetti orchetti ! Ora vi aggiusto io! AAARGH!> , e notai il suono inconfondibile di una spada che rotea fendendo l'aria a casaccio. Credo che gli orchetti fuggirono spaventati, ma anch'io mi resi conto del pericolo.
D'istinto mi buttai a terra. Il mago, però, non fu altrettanto rapido e nella grotta risuonò un terribile <TRANCH!> , funesto presagio di morte. Tastando nel mio zaino trovai una torcia e l'accesi. Vidi il mago col volto emaciato e pallido. Era illeso, ma una ciocca di capelli bianchi era spuntata sulla sua chioma: il bastone che aveva in mano era stato tranciato di netto, a pochi centimetri dalla sua faccia … Salogel nascose la spada dietro la schiena, voltò la testa da un'altra parte e fischiettò una marcetta militare. Poi , con enorme faccia tosta , azzardò:
< Caspita Panphutt ! Sei stato fortunato! Se quell' orchetto avesse avuto una mira migliore ….! > "
Le sguaiate risate degli avventori riecheggiarono nel locale per diversi minuti. Il nano per il troppo ridere rischiò un infarto e fu accompagnato fuori a prendere una boccata d'aria. Al suo ritorno , l'oste incitò Haldor a proseguire:
" Su, forza!Vai avanti! Non tenerci sulle spine … "
" Stanchi e vilipesi decidemmo di farla finita. Seguimmo le tracce degli orchetti sino all'imboccatura di un tunnel, alto poco più di un metro e largo altrettanto. All'ingresso c'era un oblò di ferro battuto, ma gli orchetti lo avevano lasciato aperto. Dopo una rapida consultazione, decidemmo di strisciare all'interno per sterminare l'intera tribù.
Risultò molto difficile infilarsi in quel tunnel così stretto, soprattutto per me. Non sempre è un vantaggio essere grandi e grossi! Procedemmo strisciando in fila indiana ed io ero davanti a tutti , come sempre,. I nostri movimenti erano ridotti quasi allo zero, ed il tragitto era impacciato dalla presenza di molta paglia, sparsa sul pavimento.
< Acc.. mi è andato un filo di paglia nell'occhio! > strillò il mago.
< Ma a che servirà agli orchetti tutta questa paglia? > si chiese Salogel l'Elfo.
Lo scoprimmo anche troppo presto. Alla fine del tunnel trovai un oblò di ferro battuto sigillato dall'esterno, aldilà del quale provenivano delle risatine stridule. Un < CLANG! > sospetto ci fece capire che anche l'oblò d'ingresso era stato sbarrato. Nessuno aveva pensato di cercare passaggi segreti nell'antro iniziale! Un'inquietante crepitìo ci fece capire che quei diavoli d'orchetti , prima di chiuderci dentro, avevano dato fuoco alla paglia …
Eravamo in trappola! "
" Che bello! Gli orchi vi hanno uccisi tutti! " gridò trionfante il Mezzorco.
Qualche avventore gli fece notare che Haldor era ancora vivo.
" Ma allora vi siete salvati ! " sbraitò il Mezzorco , evidentemente deluso.
" Già, ci siamo salvati. Ma sarebbe stato meglio morire… "
"Perché ? Cosa è accaduto? Come vi siete salvati ?" chiese avidamente il tagliagole.
" Sì, dai! Racconta! " lo incitò il nano.
"Il mago ebbe l'idea …"
" Ecco il caffè non corretto per l'ubriacone ! " s'intromise l'ostessa.
"MOGLIE! VATTENE!" urlò l'oste, alzando una sedia con due mani e minacciando di tirarla.
Due clienti tennero fermo l'oste e riuscirono a calmarlo, mentre Haldor continuò a narrare:
"Il mago, che era l'ultimo della fila, ebbe l'idea di usare i piedi per ammassare la paglia lontano da noi , cosicchè le fiamme non ci raggiunsero. Però il fumo creatosi rischiava di soffocarci … Trattenendo il fiato, io cercai di scardinare l'oblò scavando ai bordi con il mio pugnale magico. Era l'unica arma che ero riuscito a sguainare. Il lavoro durò più del previsto, ma i miei polmoni mi consentirono di finirlo… A quel punto buttai giù l'oblò e trascinai fuori l'elfo e il mago.
Salogel stava bene, ma il mago era affumicato e quasi KO. Per fortuna ci trovavamo in una grotta ampia ed areata, con dei buchi sul soffitto comunicanti con la superficie. In fondo alla grotta erano stati ammassati dei sacchi, da dietro i quali spuntarono degli orchetti armati di balestra. Quei dannati non ci davano tregua! Decisi a sterminarli una volta per tutte, ci lanciammo zoppicanti alla carica, urlando come ossessi…. Ma il nostro urlo s'intensificò quando cademmo in una fossa profonda 6 metri , larga quasi quanto tutto il perimetro dell'antro, ed abilmente occultata con un telo coperto di terra … Nella caduta io mi ruppi un braccio, Salogel l'altra gamba, mentre il mago battè la testa e cadde svenuto.
Questa volta eravamo davvero in trappola! Stanchi, delusi , impossibilitati a combattere, decidemmo di arrenderci e di patteggiare con gli orchi …"
" E così ve la siete cavata! " concluse il tagliagole.
" Già …" , piagnucolò Haldor.
" Non ci hai detto perché avresti preferito morire… " , ricordò il negromante.
" Sarebbe stato meglio. Quei dannati non ci uccisero , ma ci costrinsero a dare loro tutte le nostre armi magiche, gli oggetti e perfino i vestiti! Rimanemmo nudi come dei vermi! Inoltre ci strapparono la promessa che non avremmo più dovuto dar loro la caccia. Ci hanno rubato anche la nostra vendetta! Fummo a lungo oggetto di scherno, finchè non se ne andarono. Quando riuscimmo ad uscire dalla fossa , erano spariti nel nulla. Non credo che li vedrò mai più , ma la vergogna di essere stato battuto da un pugno di miseri orchetti mi perseguiterà a vita .... CHE FIGURA!
E forse, la notte, nel bel mezzo di un incubo, rievocherò quell'orribile stornello che gli orchetti cantavano dall'alto della fossa:

< Un-dici orchettìn
    Un-dici orchettìn
        Con il naso da porco …
    Oh! Oh! Oh!
    Oh! Oh! Oh!
            E una bottiglia di Rhum ….! >

Eru Iluvatar alias
Master Ladro
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