Un amore perduto

La Locanda Velata è una delle case di piacere più famose della capitale.
Gode della protezione della gilda dei ladri in cambio di una cospicua percentuale.
La proprietaria Leisa è una donna di 50 anni, che conserva ancora il suo fascino, nonostante le rughe dovute alla vita dura che ha passato.
Quella sera era al bancone a servire i clienti che dovevano ancora decidere con quale donna passare la notte.
Solo che non era del suo abituale buonumore.
Lo sguardo era spento e perso nel vuoto.
Questa vita non se l’era scelta lei 30 anni fa, ma quali altre alternative aveva?!?
Non aveva soldi, una casa, un uomo con cui stare.
Era sola e l’unica mano che ricevette fu di Gela la vecchia Dama.
Gela la introdusse nella sua casa di piacere, dove la presentò alle ragazze ospiti.
Era una casa accogliente, calda e Gela era molto premurosa con le sue ragazze.
"Strano per una casa di piacere" pensava a suo tempo Leisa.
"Te ne puoi andare da qui in qualsiasi momento, sei libera di stare o di andartene" diceva Gela e così era veramente.
Molte delle ragazze in quel posto, stavano li aspettando qualche uomo che si innamorasse di loro e le portasse via.
Non importava bello o brutto, importava che fosse ricco.
Molte restavano però perché quando diventi una prostituta lo rimani anche dopo sposata, è un marchio invisibile ma indelebile che ti rimane per tutta la vita.
Rimani vecchia in compagnia dei figli avuti con il mestiere, che sono l’unica consolazione, forse...
Anche Leisa aveva avuto dei figli ma solo uno è sopravvissuto dopo il parto, Foe, che ora gli da una mano nell’attività.
Mentre pensava a queste cose si accorse che un vecchio marinaio grasso, sporco, ma dallo sguardo nobile la stava fissando.
Probabilmente era appena disceso da una delle navi arrivate nel pomeriggio al porto.
Era da tempo che un uomo non la fissava con quello sguardo.
Facendo questo mestiere prima o poi si sa che si viene messe da parte in favore delle più giovani.
Erano oramai 10 anni che non professava più attivamente, da quando aveva preso il posto di Gela, la vecchia proprietaria, che l’aveva presa in simpatia e non avendo figli, lasciò tutto a lei.
Quel marinaio, non doveva esser stato male da giovane, pensava Leisa.
"Vuoi una birra?" le disse Leisa.
"Vo..volentieri" rispose il marinaio abbassando lo sguardo come se non si aspettasse di essere interpellato.
Il viso di quel marinaio era un po’ familiare, forse era uno dei suoi vecchi clienti.
"Perché sei pensierosa?" sparò a bruciapelo il marinaio.
Leisa rimase interdetta, di solito gli uomini le chiedono cose molto futili tra una birra e l’altra.
Qualsiasi pensiero lei avesse, pensò Leisa, non erano affari di quel marinaio.
"Sai" riprese lui, "Arriva sempre nella vita il momento in cui si ripensa al proprio passato e si fa un bilancio. A volte si hanno dei debiti che non si possono più rinviare".
Ora era lo sguardo di quel marinaio ad essere perso nel vuoto e Leisa era ancora più interdetta.
Quell’uomo appariva stanco e aveva un peso sullo stomaco o forse sul cuore, proprio come lei.
Forse due chiacchiere le avrebbero fatto bene.
Riempì due boccali, uno per se e uno per il marinaio.
Quel marinaio ricominciò a guardarla come se la conoscesse.
Occhi azzurri penetranti, uno sguardo difficile da dimenticare.
A Leisa venne un brivido, possibile che dopo tutti questi anni lui fosse ritornato.
Ma certo quegli occhi, quello sguardo, quel viso, anche se più vecchio e con la barba non poteva che essere lui, l’unico uomo che aveva amato.
Leisa non aveva rimpianti tranne uno.
Quello di non averlo seguito, quando glielo aveva chiesto, perché era uno squattrinato, un avventuriero, uno con cui non ci poteva esser futuro, ma quanto pianse quella scelta?!?
Ora era li di fronte a lui.
Il marinaio mise una mano dentro alla giubba ed estrasse una collana con attaccato un rubino e gliela porse.
Lei la riconobbe subito, era il suo portafortuna.
"Rayan...." sussurrò Leisa trattenendo le emozioni.
Allungò la mano e nel prendere la collana strinse la sua mano.
"Sei bellissima" disse il marinaio "proprio come ti descriveva mio fratello".
"Mi ha chiesto di dartela perché ti amava molto" e detto questo il marinaio le lasciò la mano e con un cenno del capo uscì dalla porta.
Leisa allora capì che quello non era Rayan, ma era suo fratello che gli assomigliava molto, e che Rayan probabilmente era morto.
Una lacrima le solcò il viso e stringendo quella collana pensò a come sarebbe stata la sua vita se l’avesse seguito quel giorno.
Forse ora sarebbe morta anche lei, ma almeno sarebbe stata felice per un po’.
Erano anni che Leisa non piangeva più.
Cercò riparo dietro la tenda dello sgabuzzino per non farsi vedere dalle ‘dame’ .
In quel momento entrò Foe suo figlio, un uomo di 20 anni, bello, rosso di capelli, pieno di lentiggini e con lo sguardo fiero.
Forse Leisa non aveva conosciuto l’amore, ma aveva un figlio bellissimo e forse questo Rayan non avrebbe potuto darglielo.
"Perché piangi?" chiese Foe a sua madre.
"Perché ho un figlio bellissimo" rispose Leisa abbracciando suo figlio.
E Foe non capendo ricambiò l’abbraccio di quella madre che almeno per lui, non portava il marchio invisibile della prostituta.

Elam il Mago