Garret il miserabile

La notte lungo le vie di Stahl era fredda come l'inverno che circondava le campagne attorno alla capitale.
Le luci danzavano dietro le finestre e la gente se ne stava al caldo in casa, sorseggiando un po' di vino o dormendo sotto le coperte unica difesa contro il freddo.
Nessuno si accorse di Garret, nessuno se ne accorgeva se non quando era ora di pagare il conto.. oramai aveva dato tutto, fino all'ultima moneta di rame.
Garret camminava lungo le vie di Stahl, non aveva dove andare come negli ultimi due anni.
Era troppo orgoglioso per chiedere aiuto, non chiese mai aiuto a nessuno e questo lo faceva sentire bene, nonostante il freddo.
La sua spada anni prima era molto più fredda di questo inverno.
Alcuni fiocchi di neve iniziarono a scendere.
Strano, non si era mai fermato a guardare la neve scendere, non si era mai fermato a guardare niente, ha sempre vissuto di fretta senza porre attenzione ai particolari, alle persone, ai sentimenti.
Per la prima volta in vita sua, vide un fiocco di neve da vicino quanto era fragile, quanto era freddo e in esso vide la sua vita, così fragile, così prossima a finire.
Garret alzando gli occhi al cielo vide tanti fiocchi di neve scendere e danzare sospinti dal vento.
Garret desiderò essere come loro, così perfetti nella loro fragilità.
Però aveva un segreto che nessuno poteva toglierli.
Quel segreto da solo, valeva il destito di centinaie e migliaia di vite.
Garret era stato cacciato, braccato, era stato preda, ma anni addietro è stato pure cacciatore.
Si era fatto numerosi nemici, che bramavano la sua morte o peggio, la sua totale umilizione.
Era sfuggito però..erano anni che fuggiva, che si nascondeva.
Rifiutava anche il più piccolo contatto umano, per evitare di lasciare una traccia di se stesso, che potesse condurre i suoi aguzzini da lui.
Ora però rimpiangeva quella scelta.
Stava male, probabilmente stava morendo e la vita per lui iniziava ad assumere un grande significato.
Avrebbe voluto qualcuno al suo fianco, che si prendesse cura di lui, forse un figlio o due, si proprio uno di quei mocciosetti che sempre ha odiato avere tra i piedi.
Che buffa la vita, pensava Garret avvicinandosi al Tempio del Mattino, quando arriva il momento della morte ti accorgi che hai sbagliato tutto e devi fare un sacco di cose per rimediare.
Nonostante si sentisse un miserabile, la cui vita forse valeva meno di un insetto, sapeva che poteva fare qualcosa per rimediare, doveva solo arrivare in quel Tempio e vuotare il sacco da quel segreto che ora l'opprimeva.
Mancavano solo qualche decina di metri, quando Garret sentì un forte dolore al petto.
Barcollò, cercò di appoggiarsi al muro, sembrava che i polmoni stessero esplodendo.
L'aria che respirava sembrava infuocata.
La vista si stava annebbiando...sentiva la fine vicina.
Destino beffardo, in tutta la sua vita non aveva compiuto nulla di giusto ed ora che lo stava per compiere, si sentiva beffato.
Garret vide un'ombra nel vicolo.
Allungò la mano e provò a gridare, gli uscì solo un gemito, prima di affondare la faccia nella neve che ricopriva il vicolo.
Si sentì sollevare, provò ad aprire gli occhi, vedeva qualcuno vicino a se.
Il tepore di quel corpo gli regalava un po' di umanità, forse non tutto era perduto, forse ce la poteva ancora fare.
Facendo ricorso a forze che non sapeva più d'avere provò a dire "aiuto... al Tempio".
La risposta però lo gettò nella disperazione più cupa.
Quell'individuo non lo stava aiutando, ma derubando.
Era un senza tetto che avrebbe beneficiato dei suoi vestiti, l'unica cosa di valore che ancora Garret possedeva.
In fondo a lui non servivano, stava per morire, nudo, in mezzo alla neve in un vicolo di una città che non aveva posto per uno come lui.
Garret si mise a piangere, era da anni che non lo faceva.
Tutto in una notte, quante emozioni riscoprì quella notte sopite a lungo nel suo cuore.
Disperato, nudo, privo di forze, provò a strisciare, si a strisciare come un verme.
Quanto mancava a quella dannata porta?
Rise istericamente, ancora una volta stava facendo qualcosa che non avrebbe mai pensato.
Uscì dal vicolo, riuscì ad alzarsi appoggiandosi ad un muro.
Vedeva le cose sfuocate, non sentiva nulla neppure il freddo.
Vide una persona fuggire, poi sorrise, stava fuggendo da lui.
Provò a stare in piedi e barcollando provò ad attraversare la strada.
Quanti passi gli sarebbero serviti?
Quanto gli avrebbero tenuto le gambe?
Oramai c'era, si lanciò, attraversò di corsa, quasi gli sembrava di stare meglio.
La metà era vicina e questo gli dava speranza.
Furono gli ultimi passi della sua vita.
Stramazzò al suolo, non prima di essere riuscito a dare un forte colpo alla porta.
Un accolito assonnato aprì la porta e guardò.
Vide quell'uomo spoglio, probabilmente morto davanti alla porta.
Lo squadrò con occhio sdegnato, un altro figlio di nessuno è morto a causa dell'inverno.
Che indecenza doveva almeno spostarlo.
Poi l'indomani le guardie avrebbero portato via il corpo.
L'accolito girò il corpo dell'uomo nudo e lo prese per le braccia con l'intento di portarlo verso il vicolo li di fronte.
Garret sentendo un po' di calore, si destò, raccolse le forze e disse con un filo di voce "Ashrun" una parola che nell'antico linguaggio della magia significa "demoni".
L'accolito non fece caso al significato della parola pronunciata da quell'uomo.
Però questo cambiava le cose, quell'uomo era vivo, anche se non per molto e non poteva abbandonarlo, glielo imponeva il suo ordine.
Garret ripronunciò più forte "Ashrun...Durlag Remil" e l'accolito sbiancò... come faceva quel senzatetto a conoscere quella parola e soprattutto perché pronunciarla al posto di un normale "aiuto"?
E poi chi era quel Durlag Remil? forse era il nome di quel poveretto?
C'era qualcosa che non quadrava in tutto ciò.
Ripreso Garret sulle spalle, lo portò velocemente all'interno del tempio gridando.
Garret non udì quelle parole ma sul suo viso c'era finalmente un sorriso".
"Ecco" disse il bardo al termine della sua storia facendo un ampio inchino "con questo vi ho raccontato di come ebbe inizio la dura battaglia che vide la città di Stahl assediata dai demoni.
Tutto grazie ad un senza tetto.
E fu per riconoscenza a quel povero sventurato, che ora a Stahl nessun senza tetto è costretto a dormire per le
strade, ma può trovare rifugio presso i templi e le stalle".
Un ometto da in fondo alla sala, si alzò e chiese "si sa che fine abbia fatto quel Garret?".
L'aiutante del bardo non perse tempo e preso il suo cappello, iniziò a fare il giro dei tavoli, scuotendolo ogni volta che una moneta d'argento entrava.
Mentre Nim con la sua cetra suonava e continuava la storia, fuori dalla taverna nessuno si accorse che alcuni fiocchi di neve scendevano lenti sospinti dal vento, così perfetti nella loro fragilità.

Elam il Mago