
MITOLOGIA E RELIGIONE NELL'IMPERO
ROMANO
LA RELIGIONE UFFICIALE OLIMPICA ED I
CULTI MISTERICI
Seconda parte |
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ERCOLE (Semidio)
NOME LATINO: Hercules
NOME GRECO: Eracles.
NOME ETRUSCO: Hercle.
EPITETI: Alcide, Alceo, Callinico.
SFERE DI CONTROLLO: Atletica, virilità,
olio, forza, viaggio avventuroso, mercanti.
PIANO: Olimpo.
ALLINEAMENTO: Caotico neutrale.
SEGUACI: Atleti caotici maschi, mercanti d'olio.
SIMBOLO: Clava, arco, pelle felina.
FESTIVITA': Nascita 1/2; 4/6, 0/6,
12/8-13/8. In Grecia: Iolee ad Atene;
Ergazie a Sparta. |
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Figlio di Alcmena e Giove, è il più famoso e forte eroe
mortale mai comparso sulla terra.
Giove intese generare un uomo come mai si era visto sulla terra; a tale scopo sedusse
Alcmena assumendo le sembianze del marito Anfitrione. Visto lo scopo sovrumano, allungò
la durata della notte d'amore a 72 ore.
Giunone, gelosissima, come prima cosa provvide ad impedire che la profezia che avrebbe
dovuto fare di Ercole un re si avverasse, facendo sì che re di Micene divenisse il cugino
Euristeo. Battuto, Giove con un inganno riuscì a fargli succhiare il latte dal seno di
Giunone, assicurandogli per lo meno l'immortalità. La Dea, adirata, tentò di uccidere il
neonato mandando due serpenti nella stanza ove si trovava con Ificle, suo fratellastro
nato da Alcmena ed Anfitrione; ma Ercole ne strangolò uno con ciascuna mano.
Ercole ebbe come precettore Lino; ma Ificle imparava in fretta, mentre lui era ottuso ed
indisciplinato, tanto che alla fine uccise il maestro in uno scatto d'ira. Il padre lo
mandò allora a custodire le mandrie, ed il bovaro Teutaro, o Eurito, gli insegnò a
tirare con l'arco.
A 18 anni era già gigantesco ed uccise il leone del Citerone, che attaccava le mandrie
del re Tespio. La caccia durò cinquanta giorni, ed ogni notte il re lo fece accoppiare
con una delle sue cinquanta figlie; ne ebbe cinquanta figli, i Tespiadi. Tornando dal
padrigno, presso Tebe mutilò ed oltraggiò gli sgherri del re d'Orcomeno Ergino; questi
dichiarò allora guerra a Tebe, ma fu battuto da Ercole e costretto a pagare un tributo
altissimo. Nella battaglia restò ucciso Anfitrione. Il re di Tebe Creonte in premio gli
diede in sposa la figlia Megara, ed un'altra ne diede ad Ificle.
Ercole e Megara ebbero molti figli; ma Giunone lo fece impazzire, ed egli li uccise tutti,
e due di quelli di Ificle. Rinsavito, dovette abbandonare la moglie e partire. Aveva
allora 33 anni.
L'oracolo di Delfi gli ingiunse di sottomettersi al cugino Euristeo per 11 anni e di
compiere le dieci fatiche che questi gli avrebbe ingiunto per espiare i suoi delitti; come
premio avrebbe avuto l'immortalità. Le armi gli erano state date da Minerva: cavalli di
Nettuno, arco e frecce di Apollo, spada di Mercurio, corazza d'oro fatta da Vulcano e
peplo tessuto da lei stessa.
La prima fatica commissionatagli da Euristeo fu l'eliminazione del leone di Nemea. Poiché
questo era invulnerabile, Ercole si procurò una clava e lo ridusse a mal partito; poi lo
soffocò tra le braccia. Si rivestì della sua pelle e della testa fece un elmo.
La seconda fu l'idra di Lerna, che Ercole uccise trafiggendone con le frecce una ad una le
numerose teste, mentre il nipote Iolao man mano le bruciava per impedire che
rigenerassero. Infine, immerse le frecce nel sangue dell'idra, avvelenandole. Euristeo
giudicò nulla questa prova poiché Ercole era stato aiutato.
La terza fu di catturare vivo il cinghiale d'Erimanto; Ercole lo fece stancare facendolo
correre sulla neve e lo prese. Durante la caccia fu ospitato dal centauro Folo che, per
l'occasione, aprì un otre di vino regalatogli da Bacco; gli altri centauri se ne
accorsero e scoppiò una lotta. Folo stesso morì per essersi punto con una delle frecce
avvelenate con cui Ercole aveva trafitto dieci dei centauri.
La quarta fu la cattura della cerva di Cerinea. Era un'animale gigantesco dalle corna
d'oro, sacro a Diana; Ercole dovette inseguirla per un anno, finché non gli riuscì di
ferirla con una freccia, e dovette trattare con Diana ed Apollo che la volevano indietro.
La quinta fu di sterminare gli uccelli che infestavano il lago Stinfalo ed i campi vicini.
Poiché si nascondevano in un folto bosco, Ercole si procurò delle nacchere di bronzo
fatte da Vulcano: con il frastuono da esse provocato poté attirarli allo scoperto ed
ucciderli con l'arco.
La sesta fu ripulire le stalle del re d'Elide, Augia, dagli immondi strati di letame
accumulati. Ercole pattuì una ricompensa con Augia e deviò sulle stalle due fiumi,
compiendo l'opera; ma Augia non mantenne la parola ed Euristeo dichiarò nulla la prova
perché Ercole vi aveva cercato un guadagno. Tornando l'eroe uccise il centauro Eurizione,
che importunava la figlia di Dessameno, re di Oleno.
La settima fu la cattura del toro di Creta, animale mostruoso mandato a Minosse da
Nettuno.
L'ottava fu la cattura delle quattro giumente del re tracio Diomede. Per via incontrò
Morte e lo costrinse a liberare dagli inferi Alcesti. Poiché le giumente si nutrivano di
carne umana, Ercole diede loro Diomede stesso da mangiare e le portò via.
La nona fu di prendere la cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni. Questa era ben
disposta verso Ercole e gliel'avrebbe data; ma Giunone, sotto mentite spoglie, provocò un
incidente tra le amazzoni e gli uomini di Ercole. Questi, pensando di essere stato
tradito, uccise la regina e prese la cintura.
Al ritorno passò a Troia, che era tormentata da un mostro marino; il re Laomedonte gli
promise le giumente di Giove se li avesse liberati. Ercole uccise il mostro ma si vide
rifiutata la ricompensa; ma giurò di tornare.
La decima fu di catturare tutti i buoi di Gerione, le cui mandrie erano immense. Per
raggiungere l'isola di Erizia, dove esse pascolavano, dovette minacciare prima il Sole per
farsi prestare la sua grande coppa, poi Oceano per avere una navigazione tranquilla. Per
via liberò la Libia di molti mostri ed innalzò, a ricordo del proprio passaggio, le
Colonne d'Ercole. Giunto ad Erizia uccise il mostruoso cane Ortro ed il pastore Eurizione,
che custodivano le mandrie, e ripartì con i buoi, non prima di aver affrontato ed ucciso
anche Gerione. Sulla via del ritorno subì continuamente tentativi di abigeato e visse
moltissime avventure. Alla fine riuscì a portare parte degli animali al cugino.
L'undicesima fu di recarsi agli Inferi e catturare il cane infernale Cerbero. Per
quest'impresa dovette essere iniziato ai Misteri Eleusini ed essere aiutato da Mercurio e
Minerva. Nel mondo sotterraneo incontrò l'ombra di Medusa e liberò Teseo, prigioniero
per aver aiutato Piritoo nel fallito rapimento di Proserpina, ed Ascalafo; quest'ultimo fu
tuttavia trasformato in civetta acciocché il suo supplizio continuasse. Volle nutrire le
ombre dando loro carne delle mandrie di Plutone e per far questo quasi ne uccise il
pastore Menete. Infine affrontò Cerbero e lo catturò senz'armi, come impostogli da
Plutone. Poiché Euristeo non sapeva cosa farsene di quella belva, Ercole dovette poi
riportare Cerbero nell'Ade.
La dodicesima ed ultima fatica fu di prendere i Pomi d'Oro delle Esperidi, dono di nozze
di Gea a Giunone. Informato che solo Nereo gli avrebbe potuto dare informazioni sul
Giardino delle Esperidi, catturò il Dio e lo costrinse a parlare. Per via affrontò ed
uccise il brigante Cicno (ferendone anche il padre Marte), Licaone, il faraone Busiride
con tutti i suoi sacerdoti ed il gigante Anteo; catturò anche i Pigmei che cercavano di
vendicare Anteo. Si reimbarcò sulla coppa del Sole. Uccise l'aquila che tormentava
Prometeo e lo liberò, ricevendone in cambio utili consigli su come agire; infine giunse
al paese degli Iperborei. Qui andò da Atlante, che reggeva il cielo sulle spalle, e gli
chiese di andargli a prendere i pomi, lì vicino, in cambio di un po' di sollievo per le
spalle. Atlante acconsentì, ma quando tornò tentò di tenersi i pomi e di lasciare il
cielo sulle spalle di Ercole. Questi riuscì ad ingannarlo ed a portare i pomi ad
Euristeo, che li rimandò indietro; sulla via del ritorno uccise il re degli Arabi
Emazione.
Libero dalle fatiche, Ercole sposò Deianira, figlia di Eneo re di Calidone d'Etolia,
sconfiggendone il pretendente dio-fiume Acheloo; da questo ottenne pure il Corno
dell'Abbondanza della capra Amaltea. Visse poi a Calidone finché non uccise
accidentalmente il paggio Eunomo; allora prese la via dell'esilio con Deianira ed il
figlio Illo. Durante questo viaggio uccise il centauro Nesso, che aveva tentato di
violentare sua moglie; il centauro morente, per vendicarsi convinse Deianira a conservare
il suo sangue velenoso, da usare come filtro amoroso il giorno che Ercole non l'avesse
più amata.
Dopo una disputa con i Driopi, in cui uccise il loro re Teiomadante e ne rapì il
bellissimo figlio Ila, di cui si era invaghito, giunsero infine presso Ceice re di
Trachis.
Partì con gli Argonauti; ma durante uno scalo in Misia, Ila fu rapito dalle Ninfe ed
Ercole abbandonò la spedizione per cercarlo, inutilmente.
Tornato a Trachis, in un momento di pazzia uccise Ifito. Per espiare questo delitto si
rivolse nuovamente all'oracolo di Delfi; ma la Pizia si rifiutò di rispondere. In preda
all'ira Ercole si mise a saccheggiare il santuario, tanto che intervenne Apollo e si
accese una lotta feroce. Giove costrinse i due a separarsi e finalmente la Pizia
profetizzò ad Ercole che per espiare doveva servire come schiavo per 3 anni.
Fu acquistato da Onfale regina di Lidia per 3 talenti, ed ebbe una lunga storia d'amore
con lei. Al suo servizio catturò i due briganti Cercopi, uccise Sileo, che costringeva la
gente a lavorare la sua vigna, e Litierse, che costringeva i viandanti a mietere il suo
campo e poi li uccideva; da quest'ultimo liberò Dafni.
Passati i 3 anni, Ercole fu libero. Radunò un esercito di volontari e veleggiò verso
Troia per vendicarsi di Laomedonte; dopo un breve assedio espugnò la città ed uccise
Laomedonte e tutti i figli, fuorché il futuro re Priamo.
Frattanto Giunone convinse Sonno ad addormentare Giove per impedirgli di vegliare su
Ercole, e scatenò una tempesta che portò l'eroe a Cos; gli abitanti, credendosi
attaccati dai pirati, reagirono. Allora Ercole e compagni presero la città e ne uccisero
il re Euripilo; Ercole ebbe poi un figlio, Tessalo, dalla moglie del re, Calciope.
Partecipò alla Gigantomachia, la guerra tra gli Dei ed i Giganti generati da Urano e
sobillati da Gea, uccidendo Alcioneo.
Ercole non aveva dimenticato la mancata parola di Augia, re d'Elide. Radunò un esercito e
gli mosse contro. Nella battaglia fu sconfitto ad opera dei nipoti del re, Eurito e
Cteato, mentre il suo fratellastro Ificle restò gravemente ferito. Uccise poi i due in
un'imboscata. Con una seconda spedizione prese Elide ed uccise Augia, fondando i Giochi
Olimpici.
Poi si volse contro re Neleo di Pilo, per via di un'altra vecchia offesa. Questo era
figlio di Nettuno ed aveva il dono della metamorfosi. Il duello tra i due fu epico, e vi
parteciparono Nettuno, Apollo, Marte e Giunone: gli ultimi due vi restarono feriti.
Organizzò una spedizione contro Sparta, per ristabilirvi il potere legittimo, usurpato da
Ippocoonte; l'esercito fu riunito con l'aiuto di Cefeo re di Tegea. Ificle, Cefeo ed i
suoi figli morirono in battaglia, ma Ercole fu vittorioso, uccise Ippocoonte e riportò
sul trono il legittimo re Tindaro.
In seguito all'allenza con il re dei Dori Egimio, Ercole partecipò ad altre tre guerre
vittoriose. La prima contro i Lapiti, guidati da Corono, che minacciavano il regno dorico.
La seconda contro i Driopi, per via dei vecchi rancori e per essersi alleati ai Lapiti; ne
uccise il re Laogora e ne conquistò il regno. La terza contro Orminione, il cui re
Amintore gli aveva proibito di attraversare il suo territorio; Ercole lo uccise e si prese
tutto il regno.
Ercole concluse i suoi giorni terreni in modo assai poco avventuroso. Eurito re d'Ecalia
aveva promesso la mano della figlia Iole a chi avesse vinto una gara di tiro con l'arco.
Egli partecipò e vinse ma il re, sapendo cosa l'eroe aveva fatto ai propri figli in un
momento di follia, non volle stare ai patti. Ercole allora espugnò Ecalia, uccidendo
Eurito e i suoi figli e prendendo Iole con la forza.
Deianira, venuto a sapere quest'episodio, si ricordò del filtro d'amore di Nesso e, per
riaverne l'amore, vi intrise un veste per Ercole, che questi indossò per consacrare un
altare a Giove. Ma il filtro di Nesso era un veleno che gli si attaccò alla pelle.
Morente, Ercole tornò a Trachis. Lì affidò Iole al figlio Illo affinché la sposasse e
salì sul monte Eta, ove si dispose su un rogo, ordinando ai suoi servi di accenderlo.
Solo Filottete obbedì, ed Ercole lo ricompensò con il suo arco.
Mentre il rogo ardeva, un tuono rimbombò ed Ercole ascese al cielo. Una volta tra gli Dei
si riconciliò con Giunone e sposò la Dea Gioventù.
COLLEGI SACERDOTALI
1) Pinari e Potizi.
-Sesso: M.
-Requisiti: S 15, C 15, caotici neutrali.
-Armi: Arco, clava, daga, spada; armatura fino ad AC 8, niente scudo.
-Sfere incantesimi: All, Animal, Astral, Combat, Creation, Elem. Earth, Protection, Sun.
-Poteri speciali: +1 per colpire con arco e clava; abilità di seguire tracce e sorpresa
come i Cacciatori.
2) Eraclidi.
-Sesso: M.
-Requisiti: W 9, oliari, non-sacerdoti.
-Armi: quelle per cui sono già abilitati.
-Sfere incantesimi: All, Creation*, Protection*.
-Poteri speciali: Uso delle sfere di cui sopra; poteri di Sacerdote di livello uguale a
quello della classe originale per la durata della carica.
RELIGIONE
Misteri del Grande Altare. Esaltazione del valore e delle virtù del singolo. Il rituale e
la preghiera sono volti all'ottenere i favori e la protezione del Dio. Ercole insegna la
via più difficile per ottenere l'immortalità: l'apoteosi.
I templi dedicati ad Ercole sono diffusi un po' ovunque nell'impero. I Pinari ed i Potizi
sono due famiglie patrizie di Roma cui è affidato il tempio all'Ara Massima, dietro
nessun'altra ricompensa che l'onore dell'ufficio. Altrove il culto è affidato alle
Corporazioni dei Fabbricanti e Mercanti d'Olio; queste eleggono annualmente, in ciascuna
città, alcuni membri al Collegio Eraclide, addetto agli uffici religiosi. Si tratta
pertanto di laici e non di sacerdoti veri e propri.
Gli uomini d'affari più in vista usano tributare 10% dei loro profitti ai templi di
ercole, quale ringraziamento per la protezione dei loro traffici per mare e per carovana.
Le ricorrenze più importanti sono officiate dai magistrati coadiuvati dai Pinari e dai
Potizi o dagli Eraclidi, se presenti: non tutti i templi ne dispongono.
ERMAFRODITO (Semidio)
NOME GRECO: Ermafroditos.
PIANO: Olimpo.
ALLINEAMENTO: Neutrale caotico.
Figlio di Venere e Mercurio, ha il corpo di una ragazza bellissima ma genitali maschili.
Appartiene al seguito di Libero e non è oggetto di culto. |
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ERSILIA (Semidea)
NOME LATINO: Hersilia
EPITETI: Ora di Quirino.
PIANO: Acheronte.
ALLINEAMENTO: Neutrale ligia.
È la moglie del Dio Quirino. Non è oggetto di culto se
non in qualche preghiera.
ESCULAPIO (Semidio)
NOME LATINO: Aesculapius
NOME GRECO: Asclepios.
SFERE DI CONTROLLO: Medicina.
PIANO: Olimpo.
ALLINEAMENTO: Buono ligio.
SEGUACI: Medici e malati.
SIMBOLO: Serpenti avvolti a bastone, pigna, corona d'alloro.
ANIMALE SACRO: Cane, serpente, oca, capra, gallo.
SACRIFICIO: Animale sacro o valori.
FESTIVITA': Nascita 11/9. In Grecia: Megasclepiadi ad Epidauro;
Epidaurie ad Atene.
Figlio di Coronide ed Apollo, fu strappato da quest'ultimo
dal seno della madre morta e già sul rogo. È sposato con Epione; ha per figli Podalirio,
Igea, Iaso, Panacea ed Egle.
Abilissimo nell'arte della medicina, riuscì a trovare il modo di resuscitare i morti
usando il sangue della Gorgone. Per questo fu fulminato da Giove, che temeva di veder
sconvolto l'ordine del mondo; ma poi fu trasformato in costellazione e divinizzato.
Pieno di vigore e barbuto, appare con lo scettro, il bastone con i serpenti ed il libro di
medicina.
COLLEGI SACERDOTALI
-Nome: Asclepiadi.
-Sesso: M
-Requisiti: W 9, buoni.
-Armi: Bastone, coltello; né armatura né scudo; proibito l'uso del ferro, da
sostituirsi con il bronzo.
-Sfere incantesimi: All, Charm, Creation, Divination, Guardian, Healing,
Necromantic, Protection.
-Poteri speciali: primo aiuto come il barbaro; imporre le mani come il
paladino; HP negativi come il cavaliere; +20% per resuscitare; +1 su ogni
dado per "cure ... wounds".
RELIGIONE
La missione degli Asclepiadi è la stessa dei medici, salvo l'ufficio di ottenere l'aiuto
e la benevolenza del Dio. Gli è proibito battersi se non per legittima difesa; hanno il
dovere di curare amici e nemici, ma normalmente si fanno ben pagare per questo.
Le ricorrenze più importanti sono officiate dai magistrati coadiuvati dai sacerdoti, se
presenti; molte città hanno un tempio di Esculapio, ma non tutti i templi dispongono di
sacerdoti.
I santuari, detti Asclepiei, sono diffusi un po' ovunque nell'impero; consistono in un
bosco sacro, con una fonte o un pozzo, un tempio ed una clinica detta Adyton. Il tempio
emette oracoli e riceve i sacrifici dei malati; questi dormono nella clinica ove,
talvolta, sognano il Dio.
I più famosi santuari si trovano ad Epidauro ed a Pergamo.
FALACRO (Semidio)
NOME LATINO: Falacer.
SFERE DI CONTROLLO: Rocce.
PIANO: Primo Piano Materiale.
ALLINEAMENTO: Neutrale.
ANIMALE SACRO: Gallo.
Antichissima divinità laziale, misteriosa già in epoca
imperiale. Gli è dedicato un Flamine a Roma (v. Ordini Sacerdotali di Stato, Flamini).
FAUNO (Semidio)
NOME LATINO: Faunus.
NOME GRECO: Pan.
NOME ETRUSCO: Selva, Selvans.
EPITETI: Silvano, Luperco, Fatuo.
SFERE DI CONTROLLO: Pastorizia, foreste, rumori ed incubi dei boschi, confini
dei campi.
PIANO: Primo Piano Materiale.
ALLINEAMENTO: Buono caotico.
SEGUACI: Pastori.
SIMBOLO: Siringa, corona e ramo di pino, borsa di frutta, falcetto, serpe.
ANIMALE SACRO: Capra, cane.
SACRIFICIO: Lupo, latte, bestiame.
FESTIVITA': Lupercali 15/2; Faunali 5/12.
Generato da una figlia di Driope e da Mercurio, ha aspetto
umano dai fianchi in su, corpo villoso e zampe di capra dallo zoccolo spaccato. Il suo
volto ha un'espressione di astuzia bestiale; è grinzoso, barbuto, col mento prominente.
È agile e veloce ad arrampicarsi e nascondersi; soprattutto per fare la posta a Ninfe e
pastorelli, con cui sazia la sua notevole lubricità. Ama anche molto pisolare all'ombra,
nel qual caso è pericoloso disturbarlo. Normalmente, però, è benevolo e pronto ad
aiutare i cacciatori o chiunque abbia bisogno di lui.
Le sue Numi, tutte di sesso femminile, si presentano come Ninfe.
Figura spesso nel corteo di Libero -che ha allevato da bambino- ma più per interesse che
altro: infatti si vanta di aver posseduto tutte le Menadi.
Viene rappresentato con una corona d'edera e con un serpente in mano, o come un vecchio
barbuto, vestito da contadino ed accompagnato da un cane. Sua moglie è Bona Dea.
COLLEGI SACERDOTALI
-Nome: Luperci (tre collegi: Quintiliani, Fabii e Giulii; una confraternita: Irpi Sorani).
-Sesso: M
-Requisiti: W 9, caotici
-Armi: arco, ascia, asta leggera, bastone, clava, falcetto, daga, giavellotto;
armatura fino ad AC 8, scudo cretese o leggero; proibito l'uso del ferro, da
sostituirsi con il bronzo.
-Sfere incantesimi: All, Animal, Charm, Combat, Divination, Healing, Plant,
Summoning.
-Poteri speciali: +2 per colpire con il bastone, +1 con la clava; conoscere ed
educare perfettamente cani da pastore; seguire tracce, arrampicarsi (solo
alberi), nascondersi, abilità di campagna ed imitazione suoni uguale ai
Barbari.
RELIGIONE
Il rituale e la preghiera sono volti all'ottenere i favori e la protezione del Dio. Dal
culto sono escluse le donne.
Durante le feste Lupercali, i sacerdoti, coperti solo della loro pelle di capra, corrono
per le vie flagellando le donne che incontrano, come augurio di fecondità. Durante altri
riti, debbono danzare a piedi nudi sui carboni ardenti.
Gli sono dedicati cappelle e boschi sacri, più raramente templi. I santuari emettono
anche oracoli di scarso impegno ad uso dei pastori. I più importanti sono un bosco in
Arcadia ed il monte Soratte, presso Roma; a Roma gli è pure dedicato un tempio
sull'Aventino.
Il culto è diffuso soprattutto nelle campagne italiane, greche, illiriche e tunisine, di
massima in cappelle e luoghi sacri onorati da pastori.
FIUMI (Semidei)
NOME LATINO: Flumina.
SFERE DI CONTROLLO: Fiumi.
PIANO: Primo Piano Materiale.
ALLINEAMENTO: Neutrale.
SIMBOLO: Vario.
ANIMALE SACRO: Vario.
SACRIFICIO: Vario.
FESTIVITA': Varie individuali (Tiberino 8/2, ecc.).
Gli Dei-Fiumi sono figli dei Titani Teti ed Oceano e sono
innumerevoli, poiché ogni fiume ha il suo; i più famosi sono Acheloo, Asopo, Tiberino e
Volturno (q.v.). Loro servitrici sono le Ninfe Naiadi, e molto spesso tra di queste
scelgono le loro spose. Conducono vita appartata, non si fanno adorare, non si occupano
dei casi umani, né normalmente si manifestano ad essi, se non in sogno; tuttavia sono
sensibili alle offese ed ai danni procurati loro dai mortali e sono molto vendicativi. La
loro collera si manifesta con piene devastanti o terribili periodi di magra; in questi
casi, per placarli sono necessari sacrifici straordinari, dettati dagli oracoli. Molto
raramente intervengono in forma visibile, e quando lo fanno assumono preferibilmente una
forma animale.
FLORA (Dea minore)
NOME LATINO: Flora.
EPITETI: Madre.
SFERE DI CONTROLLO: Fiori, alberi in fiore, primavera, parto.
PIANO: Olimpo.
ALLINEAMENTO: Buona caotica.
SEGUACI: Giardinieri.
SIMBOLO: Corona di fiori.
SACRIFICIO: Fiori.
FESTIVITA': Florali: 28/4-3/5.
Ha l'aspetto di una graziosa giovane coronata di fiori,
ravvolta in una lunga veste ed in un mantello di fiori, che essa sparge intorno a sé.
COLLEGI SACERDOTALI
1) Florali.
-Sesso: F.
-Requisiti: W 9, CH 13, buone caotiche.
-Armi: ascia, bastone, coltello, frusta, rete; né armatura né scudo; proibito
l'uso del ferro, da sostituirsi con il bronzo.
-Sfere incantesimi: All, Animal, Charm*, Creation, Divination*, Healing,
Plant, Summoning, Sun, Weather.
-Poteri speciali: seguire tracce, arrampicarsi (solo alberi), nascondersi
nella natura ed abilità di campagna come i Barbari; abilità "fascinate" e
"suggestion" una volta al giorno dal 5ºlivello.
2) Flamine Florale.
-Sesso: M.
-Requisiti: I 12, W 15, Patrizio di almeno 8ºlivello.
-Armi: quelle dei Patrizi; proibito il ferro, da sostituirsi con il bronzo.
-Sfere incantesimi: Animal, Astral, Creation, Divination*, Healing, Plant,
Summoning, Sun, Weather, oltre a quelle dei Patrizi.
-Poteri speciali: uso delle sfere di incantesimi di cui sopra; abilità
illimitata "commune" con Flora; +1 ai tiri di salvataggio.
RELIGIONE
Il rituale e la preghiera sono volti all'ottenere i favori e la protezione della Dea. Le
ricorrenze più importanti sono officiate dai magistrati coadiuvati dalle Florali, se
presenti. Durante le feste Florali tutto il popolo partecipa alla festa ed ai giochi con
il capo inghirlandato. Le Florali più giovani debbono spogliarsi durante l'ufficio
pubblico, per raccogliere denaro con questo spettacolo; si nota pure una certa attività
nel campo della prostituzione, sempre per sovvenzionare il tempio. Il culto è diffuso
soprattutto in Italia, ove la maggior parte delle città ha un tempio della Dea; tuttavia,
non tutti i templi dispongono di sacerdotesse. Il Flamine Florale presta servizio a Roma;
è scelto dal Pontefice Massimo ed è membro a vita del Collegio Pontificale. Se ha una
moglie, questa assume il titolo di Flaminica e ne assume gli stessi doveri, ma solo parte
dei privilegi. Il Flamine rappresenta una sorta di statua vivente della Dea, e la sua
persona è sacra ed inviolabile. È stipendiato dallo stato.
FONTE (Semidio)
NOME LATINO: Fons, Fontus.
SFERE DI CONTROLLO: Sorgenti.
PIANO: Primo Piano Materiale.
ALLINEAMENTO: Neutrale.
SIMBOLO: Anfora con flutti.
FESTIVITA': Fontinali 13/10.
Figlio di Giano e Giuturna. Ha templi in Italia,
particolarmente nel Lazio. Del suo culto si occupa il Collegium Aquatorum, composto da
persone elette annualmente agli uffici religiosi; si tratta pertanto di laici e non di
sacerdoti veri e propri.
FORTUNA (Dea minore)
NOME LATINO: Fortuna.
NOME GRECO: Tyche.
NOME ETRUSCO: Norzia.
EPITETI: Primigenia, Fors, Redux.
SFERE DI CONTROLLO: Fortuna, destino.
PIANO: Olimpo.
ALLINEAMENTO: Neutrale caotica.
SIMBOLO: Ruota, cornucopia, timone o globo,
palma, nave.
FESTIVITA': 5/4, 9/4-10/4, 25/5, 24/6.Dea
vergine e misteriosa, appare come una giovane velata dai capelli lunghi; talvolta ha gli
occhi bendati o la testa turrita, ed ali ai piedi o sulle scapole. Le sono consacrati
templi dedicati alle città, alle vittorie, alle famiglie imperiali, alla virilità ed
alla femminilità. Di particolare rilievo il suo santuario a Preneste, presso Roma. Ad un
altro tempio a valle della città, sulle rive del Tevere, i devoti si recano con una
processione in barca il 24 giugno.
Del culto si occupano i magistrati. |
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FURIE (Dee minori)
NOME LATINO: Furiae.
NOME GRECO: Erinni.
NOME ETRUSCO: Culsu.
NOMI: Aletto (l'Inarrestabile), Tisifone (la Vendicatrice), e Megera.
EPITETI: Eumenidi (Benevolenti), Dire.
SFERE DI CONTROLLO: Vendetta divina, ordine sociale, castigo.
PIANO: Tartaro.
ALLINEAMENTO: Neutrali ligie.
SIMBOLO: Face, frusta, serpente.
Tre spaventose dee infernali, nate da Gea fecondata dal
sangue di Urano mutilato. Non riconoscono l'autorità degli Dei Consenti, che spesso sono
impotenti di fronte ad esse.
Abitano l'Erebo, la parte più oscura e misteriosa del Tartaro. Hanno il compito di
perseguitare i criminali, sia in vita che dopo la morte, con terribili torture e con la
pazzia. La loro ira è suscitata in particolare dai delitti contro la famiglia e contro
l'ordine sociale, dallo spergiuro, nonché dagli indovini e dai profeti che abusano dei
propri poteri fino ad attentare al corso del fato.
Sono nere, alate; hanno serpi al posto dei capelli, vomitano fuoco e pestilenze dalla
bocca e portano vesti grigie. Somigliano a procelle terrificanti.
Non sono più oggetto di culto, se non in qualche vecchio tempio in Grecia.
FURRINA (Dea minore)
NOME LATINO: Furrina, vel Furina.
NOME GRECO: Nemesis.
NOME ETRUSCO: Amharia.
EPITETI: Adrastea, Lua.
SFERE DI CONTROLLO: Giustizia, vendetta divina.
PIANO: Acheronte.
ALLINEAMENTO: Neutrale Ligia.
FESTIVITA': Nemesie a Ramnunte; Furrinali 25/7.
Figlia della Notte, come le Furie perseguita i criminali e
coloro che, innalzandosi troppo al di sopra della loro condizione, attentano
all'equilibrio universale.
Fu amata da Giove sotto spoglia di cigno; per questo amore avrebbe partorito l'uovo che,
dato a Leda, avrebbe dato alla luce Elena ed i Dioscuri.
I romani hanno finito per confonderla con la Ninfa Furina, che ha un bosco sacro ai piedi
del Gianicolo, o con una delle Furie.
A Ramnunte, presso Maratona, ha un santuario; a Roma le è dedicato un Flamine (v. Ordini
Sacerdotali di Stato, Flamini). Il suo culto è tuttavia quasi decaduto già in età
repubblicana.
GIANO (Semidio)
NOME LATINO: Ianus.
NOME ETRUSCO: Ani.
EPITETI: Bifronte, Matutino, Curiazio, Padre.
SFERE DI CONTROLLO: Tempo, Lazio, inizi, porte, navi.
PIANO: Primo Piano Materiale.
ALLINEAMENTO: Buono neutrale.
SEGUACI: Abitanti e marinai del Lazio.
SIMBOLO: Chiave, bastone, prua di nave.
FESTIVITA': Agonali 9/1; Fuga Regia 24/2; Architrave Sororio 1/10; 17/8, 18/10; calende di
ogni mese.
Incivilitore degli Aborigeni ed autore dell'Età dell'Oro
insieme a Saturno, fu deificato dopo la morte. Appare come un uomo massiccio e barbuto con
due volti, avanti e dietro. La sua famiglia divina è composta dalla sposa Giuturna e dai
figli Tiberino e Fonte. Il suo nome è sempre invocato all'inizio di riti e sacrifici
ufficiali in onore di altre divinità.
COLLEGI SACERDOTALI
-Nome: Re del Sacro (rex sacrorum), o Flamine di Giano.
-Sesso: M
-Requisiti: Patrizio di almeno 11ºlivello, non malvagio, I 17, W 17.
-Armi: quelle dei Patrizi; proibito l'uso del ferro, da sostituirsi con il bronzo.
-Sfere incantesimi (per la durata dell'incarico): Animal*, Astral, Combat,
Divination, Elem. Water, Plant, Sun, Weather, oltre a quelle dei Patrizi.
-Poteri speciali: uso delle sfere di incantesimi di cui sopra; poteri di
"bless", "chant" e "prayer" raddoppiati nel Lazio; uso
dell'incantesimo gate"
sebbene appartenente ad altra sfera; +2 ai tiri di salvataggio all'interno
del Lazio.
RELIGIONE
Il Dio è fondamentalmente il protettore di Roma e del Lazio; il rituale e la preghiera
sono volti all'ottenere i suoi favori e la sua protezione. Tutto il popolo del Lazio
partecipa alle festività, celebrate dal Re del Sacro e dai magistrati. Le porte del suo
unico tempio, a Roma, vengono chiuse solo quando l'impero è in pace.
Il Re del Sacro viene scelto dal Collegio Pontificale su suggerimento del Pontefice
Massimo. È l'unico sacerdote di Giano, cui sacrifica alle calende di ogni mese. Ma questo
è solo un incarico secondario, in quanto egli copre il più alto gradino della gerarchia
ecclesiastica dopo il Pontefice Massimo, e nel cerimoniale ha la supremazia gerarchica
anche su questo. Può essere considerato una sorta di capo dell'esecutivo degli organi
religiosi. È membro del Collegio Pontificale e la sua carica è teoricamente annuale, ma
talvolta vitalizia. Se ha una moglie, questa assume il titolo di Regina; è soggetta agli
stessi doveri del marito, ma non gode di tutti i privilegi di questo. Viene scortato da 6
littori ed è stipendiato dallo stato.
Seconda parte |
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